Antonio
Di Viccaro è nato a Castelforte di Latina nel
1935. Chi osserva per la prima volta un'opera di Antonio
Di Viccaro istantaneamente è attratto dalla
luminosità che emana dai suoi quadri. La varietà
delle sue stesure che comprendono azzurri tenui, liliali,
a volte più profondi, verdi tenui come pastellati;
rossi caldi, addolciti dalla vicinanza di rosa delicati,
agiscono con lo stesso effetto di una saetta che illumina,
in un attimo, le tenebre profonde della notte tempestosa;
così, il dipinto dell'artista laziale, si imprime
nella mente dell'esaminatore. Questa constatazione
lapalissiana, se analizzata freudianamente, nel contesto
di tutti gli elementi di cui è formata la pittura
del maestro, è senza dubbio a suo palese svantaggio.
Chiarisco il mio pensiero con un esempio: l'improvvisa
comparsa di una donna bellissima, piena di fascino,
elegante, raffinata, abbaglia e confonde; solamente
in un secondo tempo, osservandola attentamente si
possono separare tanti elementi dall'insieme, che
notati, ne danno una conoscenza migliore: così
si possono apprezzare gli occhi, il sorriso, l'espressione:
in tal modo, ugualmente, la pittura di Di Viccaro
va attentamente guardata per poterla apprezzare nel
suo contesto generale, che è ampio e, al tempo
stesso, profondo. I colori, spesso stesi con la spatola
per meglio fonderli e renderli cremosi e materici
sono un fattore utile, ma non determinante, ai fini
della valutazione della sua opera: caldi e morbidi
mescolati con cromatismi assonanti fra di loro, ma
che variano a seconda dell'atmosfera che l'artista
vuole creare dei luoghi magici, unici al mondo, come
Positano, la Costiera amalfitana, le Isole del Golfo;
essi sono complementari all'insieme dell'opera.
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