Alberi.
Cipressi solitari, punti esclamativi in un universo
di maggesi. Bianche betulle a sfidare cieli tempestosi
e pioppi dorati sotto l'incalzare della tramontana.
Filari contegnosi e ordinati e chiome scarrufate dallo
scirocco. Alberi. Gli alberi di Fabio Grassi , in
continuo dialogo, alterco, rapporto, sfida ma anche
tenero conversare con il cielo possono essere posti
a simbolo dei problemi che assillano tutti coloro
che amano la natura. Il simbolo del mondo vivente-rappresentato
dalle fronde e dai tronchi, dai rami e dalle foglie
degli alberi - e l'immagine del mondo inanimato, formato
dai cieli che sono, quasi sempre, nei quadri di Fabio
Grassi, intrisi della consapevolezza triste di un
degrado incalzante. Ma naturalmente, la speranza sopravvive.
Sopravvive in quelle visioni solari di campagne dorate
in cui i casolari solitari e composti ci parlano di
un rapporto armonico dell'uomo con la terra, sopravvive
nell'immagine di coltivi pettinati e geometrici dominati
dalla sagoma altera di un albero, sopravvive negli
orizzonti nebbiosi in cui serque di colline si rincorrono
azzurre. Il messaggio che, attraverso le sue opere,
Fabio Grassi ci vuole consegnare, è un messaggio
di pace, di pace con la natura e di pace con gli alberi.
Gli alberi che egli raffigura con tanta accuratezza
non sono veri alberi ma rappresentano esseri viventi:
uomini, donne, amanti, vecchi amici ed ognuno di loro
è in grado di raccontare una storia, a volte
malinconica ma molto più spesso positiva e
piena di vita. I suoi personaggi, immobili, persi
nella campagna se ne stanno li, avvolti in un cielo
sempre più protagonista, spazzato dal vento,
movimentato da nubi, colorato da albe e tramonti,
una porta verso l'immenso che si apre in mille sfumature
diverse. Ed in questo suo mondo affascinante fatto
di piccole cose, di particolari curati fino allo spasimo
è bello ritrovarsi, come di fronte ad un vecchio
amico in grado di ascoltarti in silenzio.
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